DANTE SOTTO LA PIETRA
Un evento ‘corale’ per scoprire la Divina Commedia ai piedi della Pietra di Bismantova
Lettera aperta scritta da Giampiero Lupatelli che nasce da un legame personale con la Pietra di Bismantova e con Dante. Un invito a immaginare un gesto collettivo che unisca paesaggio, lingua e comunità, riconoscendo nella Divina Commedia una radice viva della nostra identità nazionale.
TESTO ITALIANO
“Vassi in Sanleo e discendesi in Noli, montasi su in Bismantova e’n Cacume con esso i piè, ma qui convien ch’om voli”
Dante Alighieri: Commedia, Purgatorio IV, 25 ss
“… C’è un effetto di silenzio aperto, perpetuamente in ascolto di qualcosa che lo minaccia: e nonostante il timore di una prossima pioggia, questo rumore vorrebbe trattenermi. Vorrei dire come Pietro sul monte Tabor, il luogo della trasfigurazione di Gesù, in Matteo, 17, 4, “Domine, bonum est nos hic esse”
Giulio Ferroni: L’Italia di Dante pagg.1137-38
“Se la Commedia da origine tanto alla lingua italiana, quanto all’idea di Italia e raggiunge il vertice letterario d’ogni tempo, Dante diviene autorità assoluta non solo per la letteratura ma anche per la storia italiana”
Luigi Zoja: Narrare l’Italia Dal vertice del mondo al Novecento – pag.65
È stato autorevolmente sostenuto che nessun luogo, più della Pietra di Bismantova, propone ai nostri occhi l’immagine dell’Italia di Dante, dunque l’Italia al momento del sorgere e nella più profonda espressione del proprio mito fondatore.
L’evidenza geografica della Pietra, l’ampiezza e la varietà delle sue frequentazioni, il valore simbolico che ad essa si associa, la propongono come un riferimento potentissimo per immaginare e introdurre nella religione civile del Paese un momento che celebri, fuori da ogni retorica, il riconoscimento delle comunità nei e con i luoghi.
La Pietra evoca una universalità nello spazio e nel tempo che dobbiamo leggere nella dimensione locale delle comunità dell’Appennino Emiliano, nella dimensione nazionale della lingua italiana e, in una proiezione cosmopolita che, nel riconoscimento dantesco della unità politica – europea – dell’Impero, ne abbraccia le lingue e le culture, nella consapevolezza letteraria che, con Borges, vuole che la Commedia sia “apice della letteratura e delle letterature”.
Abbiamo immaginato che questo momento di riconoscimento del singolare elevarsi della Pietra nella estensione dell’universo montano, dagli Appennini alle Alpi, e del suo contestuale immergersi nella profondità delle radici della nostra consapevolezza nazionale, trovi espressione in una lectura dantis integrale che, nella unità di tempo e spazio convenientemente allestita nell’impianto scenografico della Pietra, prenda vita nei tre giorni consecutivi di un fine settimana di tarda primavera del 2027.
Una maratona letteraria per dare voce a cento e più interpreti, espressione di una moltitudine articolata, chiamato ciascuno a leggere un canto o un brano della Commedia. Una moltitudine fatta di personaggi autorevoli e di gente comune; di protagonisti della cultura e dello spettacolo; di donne e uomini di scienza e di letteratura; di portatori e portatrici di responsabilità politiche; di influencer di nuovo e di vecchio stampo; di studenti, agricoltori, pastori, artigiani; di giovani e meno giovani impegnati nelle attività di cura delle persone e delle terre, a partire da quelle alte.
Donne e uomini che intendono questo esercizio corale come manifestazione di un consapevole affetto per le radici da cui la narrazione dantesca trova alimento, e insieme di curiosa disponibilità ad incontrare le attenzioni e i messaggi provenienti da un orizzonte assai più esteso verso cui questa si è saputa rivolgere.
In un gesto che è assieme di amore per la lingua e di riconoscimento appassionato del suo valore politico, in una celebrazione del rilievo delle montagne nella prospettiva locale del suo più diretto rapporto con le culture urbane; in quella nazionale di una attenzione rinnovata ai luoghi dai quali il Paese intero ritrae gran parte delle risorse ambientali, come l’acqua, necessarie alla sua vita; in quella europea e globale che riconosce i luoghi come Patrimonio dell’Umanità e apprezza i prodotti della eccellenza alimentare di questa terra.
Siamo ben consapevoli che questa proposta segna una prospettiva davvero molto impegnativa e richiede una convinta adesione e disponibilità delle Istituzioni locali e regionali cui questo appello si rivolge perché ne facciano proprio l’intento e lo vogliano declinare con le attenzioni necessarie.
Siamo anche convinti che una iniziativa così complessa e ambiziosa richiede la attenzione, la partecipazione e la determinazione a fare, di una schiera assai vasta di persone, pronte ad assumere responsabilità ed impegni che il procedere degli eventi e – ci auguriamo – il progressivo perfezionamento del progetto, renderanno via via più chiari.
Per questo dichiariamo la disponibilità ad assumere queste responsabilità e questi impegni, ciascuno di noi per quanto si converrà ai propri mezzi e alle proprie capacità, gli uni come le altre fragili e inadeguati, ma tutti insieme come corpo civile che ha orgoglio e ambizioni non minori delle istituzioni cui rivolge il proprio invito.
Nel farlo, ci costituiamo come Comitato Promotore dell’evento chiedendo attenzione e udienza alle istituzioni della Montagna, delle Città e della Regione per valutarne assieme le condizioni di fattibilità e di successo.
Giampiero Lupatelli
Bismantova, 25 marzo 2025
ENGLISH TEXT
“One climbs Sanlèo, and descends to Noli; one wins the summit of Bismàntova, helped solely by one’s feet; but one up here would have to fly.”
— Dante Alighieri, Divine Comedy, Purgatorio IV, 25 ff.
“… There is an effect of open silence, perpetually listening to something that threatens it: and despite the fear of an imminent rain, this sound seems to want to hold me back.
I would like to say, like Peter on Mount Tabor, the place of Christ’s transfiguration, in Matthew 17:4, ‘Domine, bonum est nos hic esse’.”
— Giulio Ferroni, L’Italia di Dante, pp. 1137–38
“If the Commedia gave rise both to the Italian language and to the very idea of Italy, reaching the literary pinnacle of all time, Dante becomes an absolute authority not only for literature but also for Italian history.”
— Luigi Zoja, Narrare l’Italia. Dal vertice del mondo al Novecento, p. 65
It has been authoritatively argued that no place more than the Pietra di Bismantova offers before our eyes the image of Dante’s Italy — that is, Italy at the moment of its emergence and in the deepest expression of its founding myth.
The geographical prominence of the Pietra, the breadth and diversity of its visitors, and the symbolic value associated with it make it a powerful reference point for imagining and introducing, within the civil religion of our country, a moment that celebrates — free from any rhetoric — the recognition of communities in and with their places.
The Pietra evokes a universality of space and time that must be read on multiple levels:
– locally, in the life of the communities of the Emilian Apennines;
– nationally, in the dimension of the Italian language;
– and cosmopolitanly, in Dante’s recognition of the European political unity of the Empire, embracing its languages and cultures, in the literary awareness that, with Borges, sees the Commedia as “the summit of literature and of literatures.”
We have imagined that this moment — recognising both the singular rise of the Pietra across the mountainous universe from the Apennines to the Alps, and its simultaneous descent into the roots of our national consciousness — could find expression in a complete lectura Dantis, held over three consecutive days of a late spring weekend in 2027, in a scenographic setting designed to harmonise with the Pietra itself.
A literary marathon giving voice to over a hundred interpreters — a diverse multitude — each called to read a canto or passage from the Commedia.
A multitude made up of eminent figures and ordinary people; cultural and artistic protagonists; men and women of science and letters; political representatives; influencers old and new; students, farmers, shepherds, and artisans; younger and older people engaged in caring for others and for the land — beginning with the highlands.
Women and men who understand this collective exercise as an expression of conscious affection for the roots that nourished Dante’s narrative, and at the same time, as a curious openness to the attention and messages coming from the much broader horizon toward which his work reached.
It will be a gesture of love for the Italian language and an impassioned acknowledgement of its political significance; a celebration of the mountains’ importance, both locally — in their relationship with urban cultures — and nationally, as the sources of vital environmental resources such as water; and, on a European and global scale, as places recognised as part of Humanity’s Heritage and producers of the agricultural and culinary excellence of this land.
We are fully aware that this proposal represents a demanding undertaking — one that calls for the commitment and participation of the local and regional institutions to which this appeal is addressed, so that they may embrace its purpose and shape it with the necessary care.
We are also convinced that such an ambitious and complex initiative requires the attention, participation, and determination of a wide array of people — ready to assume the responsibilities and commitments that, as events unfold and the project gradually takes shape, will become ever clearer.
For this reason, we declare our willingness to assume these responsibilities and commitments — each of us according to our means and abilities, fragile and limited as they may be — but all together as a civil body, proud and ambitious, no less than the institutions to which we extend our invitation.
By doing so, we establish ourselves as the Promoting Committee of the event, and we request the attention and consideration of the institutions of the Mountain, the Cities, and the Region, in order to jointly assess its feasibility and success.
Giampiero Lupatelli
Bismantova, 25 March 2025