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Sviluppo Locale

Paesaggio Parmigiano Reggiano, GAL

Stato
Concept
Data
2024
Cliente
Unione Montana dei Comuni dell’Appennino Reggiano
Luogo
Appennino Reggiano, IT

Raccontare e ripensare il paesaggio del Parmigiano Reggiano di Montagna.

Un progetto promosso dal GAL Antico Frignano e Appennino Reggiano, curato da LAND Italia e CAIRE Consorzio, il quale ha messo le mani – e soprattutto la testa e il cuore – in questo progetto che va oltre la semplice tutela: dare nuova voce e valore al paesaggio del Parmigiano Reggiano di Montagna, lavorando fianco a fianco con tutte quelle persone che, giorno dopo giorno, questo paesaggio lo costruiscono davvero.

Parliamo di un territorio che non è mai uno solo, ma tanti: dalle colline e medie montagne, piene di distese di foraggi e seminativi che disegnano geometrie verdi, fino alle zone più alte e marginali, dove la natura torna a prendersi i suoi spazi tra boschi e pascoli.
È un paesaggio trasversale, che sfugge alle etichette: quello che il Piano di Azione chiama Paesaggio della Collina e Paesaggio della Montagna agricola, ma che in realtà è molto di più.

Negli ultimi decenni, però, abbiamo assistito a una trasformazione che ha lasciato il segno. Le aree più isolate sono state abbandonate, inghiottite dai boschi, mentre quelle più accessibili si sono intensificate, trasformate dall’uomo.
Così, pezzi di paesaggi storici – carichi di memoria, biodiversità e bellezza – si sono persi per strada.

A questo si somma un altro fenomeno: nella filiera agro-produttiva, gli allevamenti si accorpano e crescono di scala, portando con sé stalle e strutture sempre più grandi, che spesso stonano con le proporzioni e il carattere di questi luoghi. Il risultato è un colpo alla percezione, all’armonia e all’identità di un paesaggio unico.

E allora serve fermarsi, guardarsi intorno e ripensare. Non da soli, ma coinvolgendo chi il paesaggio lo vive e lo produce ogni giorno: allevatrici e allevatori, agricoltrici e agricoltori, tecniche, tecnici e comunità locali.
Il paesaggio del Parmigiano Reggiano di Montagna non è un fondale immobile: è vivo, fatto di scelte quotidiane, cura, passione e lavoro. E per proteggerlo davvero, dobbiamo prima ascoltarlo – e ascoltare chi lo conosce meglio.